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MANUEL DUCCI PRESENTA LA SUA NUOVA IBIS HD3

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Ringraziamo gli amici di mtbcult.it che ci hanno concesso di pubblicare questa interessante intervista, da loro realizzata, all’esperto biker ligure Manuel Ducci.

Ciao a tutti, in questo articolo vi presento la mia Ibis HD3 in una versione che ho usato negli gli ultimi mesi fornita di alcuni aggiornamenti che hanno fatto la differenza sia in discesa che nei giri pedalati.

La bici come la vedete nella foto pesa solo 12,8 kg, pedali compresi, mentre il telaio HD3 con escursione da 150mm è dotato di ammortizzatore Fox Float X al quale ho aggiunto alcuni spessori all’interno per renderlo più progressivo e smorzare i fondocorsa.

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A differenza dell’inizio della stagione ho optato per una forcella 36 Float Fit4 160mm anziché 36 Float RC2 per poter usufruire del sistema di bloccaggio parziale e totale come per l’ammo. Personalmente devo dire che tengo le sospensioni molto dure, perché preferisco una bici che mi sostenga e sia molto reattiva e che risponda attivamente alle asperità del terreno invece che subirle.

Un importante novità è arrivata sulla trasmissione: c’è lo Sram X01 Eagle, cioè l’1×12, che ha cambiato ancora una volta il nostro modo di pedalare ma anche di affrontare una discesa, il numero di rapporti ha nostra disposizione è aumentato ed ora il range va da 10T a 50T, che è qualcosa di impressionante, specie per il fatto che proprio il 50T risulta essere più grosso del disco da 180mm.
Perché ritengo che abbia cambiato ancora una volta il nostro modo di pedalare?
Con questo sistema di trasmissione entrano in gioco molti fattori, il primo, più evidente è finalmente avere la possibilità di montare il monocorona in modo permanente e poter affrontare tutte le salite che ci si prospettano davanti.
Per fare questo bisogna scegliere la giusta corona anteriore proporzionata alla nostra condizione fisica/allenamento che ci permetta di sfruttare a pieno il range dei rapporti.
Alcuni amici durante le nostre chiacchierate delle ultime uscite mi hanno fatto notare che secondo loro questa novità avrebbe interessato più chi fa lunghi giri pedalati, rispetto a chi fa gare di enduro, ma pensarla in questo modo è una limitazione molto forte, poiché a mio parere la versatilità di questo prodotto mette d’accordo tutti portando vantaggi a tutte le categorie.

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Personalmente questi sono i vantaggi che ho riscontrato con questa trasmissione nelle situazioni che si potrebbero verificare in una gara, come ad esempio avere la possibilità di montare in modo permanente corone come 36T o 38T, che grazie alla disponibilità di rapporti non risultano più proibitive.
Il rapporto che uso in discesa ad oggi posiziona la linea di catena perfettamente al centro della cassetta pignoni, facendo sì che, in caso ci si ponga davanti un ostacolo o un cambio di pendenza improvviso, si abbiano a disposizione rapporti su entrambi i lati della cassetta, permettendoci di improvvisare, senza rimanere “incastrati” in una rampa ripidissima o pedalare a vuoto in un rilancio in discesa.
Una corona più grossa all’anteriore riduce l’effetto bobbing dell’ammo: da un lato l’evoluzione delle bici di oggi lo ha smorzato, ma questo accorgimento lo riduce quasi a zero.
Una pedalata più rotonda è una pedalata più efficiente sotto tutti gli aspetti.

Inoltre una linea catena più centrata fa sì che il cambio rimanga più raccolto e quindi più vicino alla sagoma del telaio, riducendo i rischi di rottura del cambio dovuti agli urti.
Un altro vantaggio è la definitiva rimozione del guidacatena: grazie al nuovo sistema di ingaggio della catena messo in opera da una sagomatura innovativa dei denti di corona, cambio e cassetta.

Inoltre l’efficienza di questa nuova trasmissione è impressionante, pur disponendo di pignoni molto differenti tra loro per diametro, si dimostra comunque veloce e silenziosa in ogni cambiata, ancora più del precedente Sram XX1.

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Passiamo alle ruote e13 TRSR Carbon: dall’inizio dell’anno siamo con e13 e, dopo numerosi test effettuati durante l’inverno sulle nuove ruote in carbonio e a fronte dei risultati estremamente positivi, abbiamo scelto di continuare con questo brand che si è rivelato particolarmente affidabile e performante, dimostrandolo sul campo sia in Enduro che in DH.
Dopo aver corso un anno su ruote dal canale molto largo, abbiamo deciso di tornare ad un canale più contenuto, seppur generoso, e cioè un 28mm interno. Queste ruote hanno una tecnologia che non ha pari e ritengo che abbiano raggiunto un livello di affidabilità che le posiziona tra le migliori, se non proprio le migliori in commercio.
Le masse sono spostate al centro e cioè sul mozzo, velocizzando il processo di accelerazione in uscita di curva o partenza da fermo.

Il mozzo sovradimensionato rispetto agli standard permette un ingaggio dei raggi più inclinato dando alla ruota maggiore rigidità. Il cerchio in carbonio seppur rigido permette una guida morbida senza trasmettere troppe vibrazioni al manubrio.
Queste ruote sono fornite con nastro tubeless e valvole dedicate, queste ultime che trovo geniali sembrano dei piccoli gioielli, semplici da installare ma sopratutto da sostituire e poi sono disponibili anche in diversi colori per soddisfare anche i più esigenti.
Il peso si aggira intorno a 1.700 g per l’intero set nel diametro di 27,5”.

Inoltre con questa gomme riesco ad avere trazione impressionante su salite verticali e passaggi tecnici anche su pietre viscide, e grazie al design dei tasselli laterali puoi piegare in stile motogp, poiché il supporto del tassello permette, una volta raggiunto il limite, di avvertire la perdita di aderenza e quindi di gestire il limite, un lusso che non capita spesso.
Vogliamo parlare del logo delle gomme che riprende quello del cerchio? Puro stile!
Il peso delle gomme è di circa 900g.

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Il reggisella è un KS Lev Integra da 150mm dotato di comando SouthPaw. Nonostante questa sia una configurazione super leggera e propensa alle uscite un po’ più pedalate, non voglio rinunciare a spalancare il gas in discesa, per cui avere meno ingombro della sella (grazie a un travel che passa da 125 a 150 mm) è sempre un vantaggio per riuscire a muoversi agilmente sul proprio mezzo.

Notate bene, però, che questa è una mia configurazione, perché la scelta del reggisella deve essere fatta in base alle proprie misure. KS con questo prodotto è una garanzia di leggerezza e performance ed è ormai un must per le bici da enduro.

Sella San Marco Dirty ED con rail in Xlite e imbottitura in D3O, questa sella di ultima generazione per il brand italiano con cui lavoriamo ormai da anni, ha introdotto una tecnologia innovativa nel mondo delle selle, abbiamo un prodotto affidabile e molto resistente, grazie ad una superficie che non cede facilmente ad abrasioni ed urti, una forma confortevole e una imbottitura che prende la forma del tuo corpo modellandosi ad hoc pur non perdendo il sostegno che una sella da enduro deve avere. Gli accorgimenti come le protezioni laterali in plastica permettono di salvare il rivestimento anche in caso di cadute.
KS anche per manubrio in carbonio e attacco modelli Ether, il peso contenuto e l’affidabilità sono uno degli obiettivi più importanti per il brand Taiwanese, così abbiamo la possibilità di avere dei prodotti validi mantenendo una guida reattiva.
La misura del manubrio è 75 cm e il rise è di 20 mm, mentre l’attacco è da 50 mm. Modifico l’altezza dell’attacco e di conseguenza del manubrio in base ai percorsi. Più sono ripidi e più lo alzo e viceversa per percorsi con poca pendenza, una piccola modifica che fa un grande differenza in termini di prestazioni e sicurezza.
I freni sono gli Sram Guide Ultimate con dischi da 180mm, decisamente un salto di qualità rispetto ai precedenti Guide Rsc.
Il nuovo impianto risulta essere molto più potente mantenendo un’ottima modulabilità, la scelta dei dischi da 180mm a grandi linee è quella standard per la stagione, a parte quando andiamo a correre sulle Alpi, dove le speciali sono particolarmente lunghe e ripide e allora passiamo ai dischi da 200 mm per ridurre il surriscaldamento dei freni.

Di solito li posiziono in modo che la leva arrivi ad essere agganciata dal dito indice, non lasciando spazio per altre dita, diciamo più accentrata, regolando il contatto delle pastiglie in modo che la leva sia perfettamente parallela al manubrio una volta che le pastiglie hanno raggiunto il disco. Inoltre, inclino la pompa/leva in modo da tenere le dita in linea con l’avambraccio durante la guida.

Questa è la mia piccola macchina da guerra, un prodotto leggero, molto pedalabile, interamente bloccabile ma che in discesa si rivela una furia. Una bici con cui poter affrontare ogni sfida!

Photocredit: Nicola Damonte.